Prima di leggere, ascolta qui
Ecco. Poi leggi.
Qui si parla di vita e di morte, di amicizia e di fedeltà, di depressione e di speranza.
Ma, anche, si parla di musica, e di come la musica migliori la vita, la renda preziosa, aiuti a comprenderla.
Sono stata educata alla Bellezza, al Dio che si nasconde nella bellezza del mondo e dell'uomo, e che invita l'uomo a trovare la Bellezza in quella, minutamente parcellizzata, sbriciolata, scomposta, del mondo e dell'uomo.
Sono stata educata alla pazienza nel cercarla e al rispetto dopo averla trovata.
Ogni tanto, nella vita, anche in questi ultimi mesi, mi è sembrato che la bellezza non solo si fosse nascosta, ma fosse proprio sparita, non esistesse più.
Sono stati mesi difficili, di lacrime e ansia. Di dolore e buio.
Poi, si è fatta strada la luce.
Mi ha trovata rannicchiata in un angolo, che piangevo e aspettavo. Indossavo vestiti neri per mimetizzarmi nel buio, e allontanavo il passato, per paura che mi aggredisse.
Quando la luce è penetrata, ho indossato una maglietta bianca. Ho pensato alla Bellezza che si nasconde nel calore umano, nella musica, nella vita. Ho pensato che chi mi aveva lasciata non se n'era andato, ma sarebbe vissuto finché fossi vissuta io, e anche più in là. Finché fosse vissuta l'eco delle parole che io ho sparso ovunque in tutta la mia vita, dei ricordi che io ho seminato a piene mani.
Finché fossero vissuti i miei figli, i miei amici, i miei alunni, le persone che ho incontrato nella mia vita.
Quando ho visto mio figlio con gli occhi bagnati di lacrime vedendo le lacrime di Jake, la luce mi ha investita, e ho capito completamente.
Ho capito che nessuno può essere sostituito, ma che l'amore resta, e l'amore è vita, e la vita continua.
Ho capito che io sto continuando l'assolo di mio padre a mio modo, senza imitarlo, ma cercando di rispettarne la bellezza.
Ho capito che, quando sarà, anche mio figlio continuerà il suo assolo, a suo modo.
E sarà comunque bellissimo. Aspettando il momento in cui ciascun assolo, l'assolo di ciascuno, diventerà una sola, immensa, armoniosa Bellezza.
E ho capito che condividere la vita con chi amiamo è l'antidoto migliore contro la morte vera: quella dei sentimenti.
Una meraviglia, averlo capito con mio figlio, condividendo le stesse lacrime.
mercoledì 1 agosto 2012
martedì 10 luglio 2012
Lavorare per un sogno
- Mamma, dov'è Strehlgasse?
- Dev'essere qui, aspetta che cerco... Sì, è qui. E' qui che sono stata, in un luglio afoso del 1947, a studiare tedesco, dalla Fraulein Wiebli. E sono felice che abbiate trovato il posto, felice che abbiate deciso di staccarvi dal gruppo ed immergervi in una città che ho tanto amato.
Hai visto, figlia mia, com'era intraprendente tua madre, nel luglio del 1947? Viaggiava sola, studiava il tedesco, restava in giro per mesi. Ti ho insegnato l'indipendenza, tu l'hai imparata bene, e ora la sta imparando tua figlia, mia nipote.
Giovanna ha quasi dodici anni, ama la musica, il teatro, le lingue, come sua madre, come sua nonna. Si muove agile nella vita, guardando ogni tanto i tuoi occhi, cercando in essi la conferma delle scelte. E' un bel camminare, il vostro, sottobraccio, per i vicoli che ho tanto amato anch'io, in questo luglio di sole.
Nel 1947 il Letzigrund Stadion non era ancora stato costruito, ma stasera lo vedo anch'io. Nelle decine di migliaia di persone, lì dentro, vedo con nitidezza voi due, i vostri amici, sento le vostre voci, e penetro nei vostri cuori. So cosa state facendo lì.
Nel 1947 Bruce Springsteen non era ancora nato, e di sicuro nessuno avrebbe immaginato che avrebbe suonato nella città in cui io stavo abitando. Ma le fila dell'arazzo della vita si intrecciano in modi a noi misteriosi. E le fila delle nostre vite stasera intrecciano un disegno meraviglioso.
Zurigo è perfetta di luglio. Il freddo nel cuore si sgela, le facce tornano ad essere umane, il clima è propizio per stare all’aperto, le strade si riempiono di gente e di musica. Anche lo stadio è colmo di persone, che stanno aspettando di vedere realizzato il proprio sogno.
Conosco il sogno di Giovanna. E' un'adolescente limpida, timida, ma decisa, e da anni lo coltiva segretamente. Il suo cuore me lo sussurrava, di tanto in tanto. Io ascoltavo, e preparavo. E stasera è il momento. Un momento che tu hai saputo immaginare, volere, preparare, aiutata, in questo, da amici splendidi, gli stessi che avevo anch’io, in quel luglio del 1947.
Quando Bruce si avvicina a Giovanna, lei è già pronta. Ha cullato nel cuore questo momento per anni, da quando, nel luglio del 2009, a Torino, aveva visto una ragazzina cantare con lui. Non l’aveva mai detto a nessuno; ma tu, come ogni mamma, hai le antenne nell’anima, e sai captare i segnali di una figlia. Come sapevo fare io. Come so fare io.
Quando Bruce si avvicina a Giovanna, la fa salire, le dà il microfono, la guarda compiaciuto, il mio sguardo è uguale al tuo. Il sogno si è avverato, la luce nei suoi occhi è speculare alla nostra, il sorriso che Bruce le rivolge è quello che ogni figlia vorrebbe ricevere da un padre, e la incita ad andare avanti, a credere nei suoi sogni, a nutrirsi di essi, e a lavorare per realizzarli.
E, quando Bruce, prima di prenderla in braccio e riportarla sulla terra, le sussurra una frase all’orecchio, la voce che esce da Giovanna è la somma della mia e della tua voce, e della voce di tutte le donne che credono nei loro sogni.
Giovanna urla ‘COME ON, E STREET BAND!!’, e il suo grido si imprime nelle pietre dello stadio, nelle orecchie dei musicisti e del pubblico, nello spirito di Clarence e Danny, nelle nuvole sopra di voi. Come on, abitanti della terra. Lavorate per i vostri sogni…We are alive...
- Dev'essere qui, aspetta che cerco... Sì, è qui. E' qui che sono stata, in un luglio afoso del 1947, a studiare tedesco, dalla Fraulein Wiebli. E sono felice che abbiate trovato il posto, felice che abbiate deciso di staccarvi dal gruppo ed immergervi in una città che ho tanto amato.
Hai visto, figlia mia, com'era intraprendente tua madre, nel luglio del 1947? Viaggiava sola, studiava il tedesco, restava in giro per mesi. Ti ho insegnato l'indipendenza, tu l'hai imparata bene, e ora la sta imparando tua figlia, mia nipote.
Giovanna ha quasi dodici anni, ama la musica, il teatro, le lingue, come sua madre, come sua nonna. Si muove agile nella vita, guardando ogni tanto i tuoi occhi, cercando in essi la conferma delle scelte. E' un bel camminare, il vostro, sottobraccio, per i vicoli che ho tanto amato anch'io, in questo luglio di sole.
Nel 1947 il Letzigrund Stadion non era ancora stato costruito, ma stasera lo vedo anch'io. Nelle decine di migliaia di persone, lì dentro, vedo con nitidezza voi due, i vostri amici, sento le vostre voci, e penetro nei vostri cuori. So cosa state facendo lì.
Nel 1947 Bruce Springsteen non era ancora nato, e di sicuro nessuno avrebbe immaginato che avrebbe suonato nella città in cui io stavo abitando. Ma le fila dell'arazzo della vita si intrecciano in modi a noi misteriosi. E le fila delle nostre vite stasera intrecciano un disegno meraviglioso.
Zurigo è perfetta di luglio. Il freddo nel cuore si sgela, le facce tornano ad essere umane, il clima è propizio per stare all’aperto, le strade si riempiono di gente e di musica. Anche lo stadio è colmo di persone, che stanno aspettando di vedere realizzato il proprio sogno.
Conosco il sogno di Giovanna. E' un'adolescente limpida, timida, ma decisa, e da anni lo coltiva segretamente. Il suo cuore me lo sussurrava, di tanto in tanto. Io ascoltavo, e preparavo. E stasera è il momento. Un momento che tu hai saputo immaginare, volere, preparare, aiutata, in questo, da amici splendidi, gli stessi che avevo anch’io, in quel luglio del 1947.
Quando Bruce si avvicina a Giovanna, lei è già pronta. Ha cullato nel cuore questo momento per anni, da quando, nel luglio del 2009, a Torino, aveva visto una ragazzina cantare con lui. Non l’aveva mai detto a nessuno; ma tu, come ogni mamma, hai le antenne nell’anima, e sai captare i segnali di una figlia. Come sapevo fare io. Come so fare io.
Quando Bruce si avvicina a Giovanna, la fa salire, le dà il microfono, la guarda compiaciuto, il mio sguardo è uguale al tuo. Il sogno si è avverato, la luce nei suoi occhi è speculare alla nostra, il sorriso che Bruce le rivolge è quello che ogni figlia vorrebbe ricevere da un padre, e la incita ad andare avanti, a credere nei suoi sogni, a nutrirsi di essi, e a lavorare per realizzarli.

E, quando Bruce, prima di prenderla in braccio e riportarla sulla terra, le sussurra una frase all’orecchio, la voce che esce da Giovanna è la somma della mia e della tua voce, e della voce di tutte le donne che credono nei loro sogni.
Giovanna urla ‘COME ON, E STREET BAND!!’, e il suo grido si imprime nelle pietre dello stadio, nelle orecchie dei musicisti e del pubblico, nello spirito di Clarence e Danny, nelle nuvole sopra di voi. Come on, abitanti della terra. Lavorate per i vostri sogni…We are alive...
sabato 9 giugno 2012
and you're listening...
ti vedo, sai? e ti sento.
ti ho vista mentre guidavi verso casa, la nostra casa, e andavi a prendere il vestito con cui avresti coperto le quattro ossa che ero diventato. e ti sentivo urlare bring on your wrecking ball...e ti ho vista piangere e guidare insieme. male, figlia mia; non si guida mentre si piange. ma ti scuso. mi avevi appena visto scivolare via dalle tue mani.
e ti vedo anche stasera, tu e i tuoi figli, i miei nipoti amatissimi, che da me e da te hanno preso gli occhi e l'amore per la vita e i suoi doni. state entrando nel catino di cemento e acciaio, avete addosso la pelle le magliette di bruce, e dentro il cuore una gioia trattenuta. vedo il sorriso di giovanna, appollaiata sulla transenna, che guarda incantata le luci che si accendono su 'jack of all trades' e su 'the promise', e la sento sussurrare 'grazie, mamma, è bellissimo!'. nel cuore le vedo la voglia di essere al posto di quella bimba che bruce fa salire sul palco a cantare, e nella testa le sento agitarsi tanti pensieri più grandi di lei, ma tutti belli, che sbocceranno nella sua primavera, quando sarà.
vedo anche il giovane uomo che sta diventando giorgio, che, da quando bruce ha iniziato a cantare, è entrato in un'altra dimensione, sospesa fra la simbiosi con i musicisti e la tensione nel cogliere un significato complessivo più grande di lui. anche per lui, verrà il momento in cui tutto sarà chiaro.
vedo tutti i tuoi amici attorno a te, vedo i loro volti sorridenti, perché bruce sa come fare felici le persone: è logico, sa cos'è la felicità, perché sa cos'è il dolore. solo chi passa attraverso il dolore sa vivere anche il suo opposto e complementare, la gioia. solo chi conosce la morte sa il valore della vita. vedo i tuoi amici saltare e cantare, ridere e gridare, vivere. fuori da questo catino di cemento e acciaio, in mezzo alla pianura, sono medici e manager, insegnanti e bancari, grafici e impiegati. ma qui dentro sono uomini, e donne, presi dall'incanto della vita.
e vedo te. e ti sento. in te tutto è chiaro, stasera. hai tanto sofferto, in questi giorni, eppure quella musica ti ha curato l'anima. hai visto la morte, il dolore, mi hai lasciato andare al largo, mentre tu restavi a terra, e l'hai fatto con la dignità che ti ho insegnato. oscuramente ti preparavi già a stasera. sei entrata nel catino di cemento e acciaio col sorriso e le lacrime, accarezzando la fede d'oro bianco che ti ho lasciato, e già iniziavi a capire. ma è quando bruce canta questa che capisci del tutto.
giovanna ti abbraccia piangendo, e io parlo attraverso lei. ti dico 'il nonno c'è, è qui, lo sento'. e tutto è chiaro. il senso dei nostri mesi di agonia e di dolcezza, il tuo canto urlato andando a prendermi il vestito, la presenza che si stava facendo strada nei tuoi gesti precisi degli ultimi giorni. il senso delle parole di bruce, attraverso cui sono danny e clarence che parlano.
'state in ascolto', dicono, 'ci sentite? noi siamo vivi, e, anche se i nostri corpi riposano sotto terra, le nostre anime, i nostri spiriti si elevano al cielo, e aspettano il momento in cui saremo di nuovo uniti...'
bruce è in ascolto, stasera. noi facciamo quello che possiamo per aiutarvi a vivere e gioire su questa crosta di terra, ma voi dovete fare la vostra parte. riprendere il carico che noi abbiamo deposto, e continuare il nostro cammino. saltare, suonare, cantare, ballare, ridere, sorridere. vivere, insomma.
ti sento, sai?, quando urli 'we are alive! we are alive!'. sono io che urlo attraverso te. ti vedo, sai?, quando salti e balli nel delirio collettivo di gioia che inonda il catino di cemento e acciaio. anch'io canto con te, e coi tuoi amici, e il mio spirito si dondola sulla metà luna che vedo da qui, e che anche tu vedi, da dietro le spalle di bruce. sento che capisci, allora, del tutto. ora, posso riposare.
e tu ascolti...
ti ho vista mentre guidavi verso casa, la nostra casa, e andavi a prendere il vestito con cui avresti coperto le quattro ossa che ero diventato. e ti sentivo urlare bring on your wrecking ball...e ti ho vista piangere e guidare insieme. male, figlia mia; non si guida mentre si piange. ma ti scuso. mi avevi appena visto scivolare via dalle tue mani.
e ti vedo anche stasera, tu e i tuoi figli, i miei nipoti amatissimi, che da me e da te hanno preso gli occhi e l'amore per la vita e i suoi doni. state entrando nel catino di cemento e acciaio, avete addosso la pelle le magliette di bruce, e dentro il cuore una gioia trattenuta. vedo il sorriso di giovanna, appollaiata sulla transenna, che guarda incantata le luci che si accendono su 'jack of all trades' e su 'the promise', e la sento sussurrare 'grazie, mamma, è bellissimo!'. nel cuore le vedo la voglia di essere al posto di quella bimba che bruce fa salire sul palco a cantare, e nella testa le sento agitarsi tanti pensieri più grandi di lei, ma tutti belli, che sbocceranno nella sua primavera, quando sarà.

vedo anche il giovane uomo che sta diventando giorgio, che, da quando bruce ha iniziato a cantare, è entrato in un'altra dimensione, sospesa fra la simbiosi con i musicisti e la tensione nel cogliere un significato complessivo più grande di lui. anche per lui, verrà il momento in cui tutto sarà chiaro.
vedo tutti i tuoi amici attorno a te, vedo i loro volti sorridenti, perché bruce sa come fare felici le persone: è logico, sa cos'è la felicità, perché sa cos'è il dolore. solo chi passa attraverso il dolore sa vivere anche il suo opposto e complementare, la gioia. solo chi conosce la morte sa il valore della vita. vedo i tuoi amici saltare e cantare, ridere e gridare, vivere. fuori da questo catino di cemento e acciaio, in mezzo alla pianura, sono medici e manager, insegnanti e bancari, grafici e impiegati. ma qui dentro sono uomini, e donne, presi dall'incanto della vita.

e vedo te. e ti sento. in te tutto è chiaro, stasera. hai tanto sofferto, in questi giorni, eppure quella musica ti ha curato l'anima. hai visto la morte, il dolore, mi hai lasciato andare al largo, mentre tu restavi a terra, e l'hai fatto con la dignità che ti ho insegnato. oscuramente ti preparavi già a stasera. sei entrata nel catino di cemento e acciaio col sorriso e le lacrime, accarezzando la fede d'oro bianco che ti ho lasciato, e già iniziavi a capire. ma è quando bruce canta questa che capisci del tutto.
giovanna ti abbraccia piangendo, e io parlo attraverso lei. ti dico 'il nonno c'è, è qui, lo sento'. e tutto è chiaro. il senso dei nostri mesi di agonia e di dolcezza, il tuo canto urlato andando a prendermi il vestito, la presenza che si stava facendo strada nei tuoi gesti precisi degli ultimi giorni. il senso delle parole di bruce, attraverso cui sono danny e clarence che parlano.
'state in ascolto', dicono, 'ci sentite? noi siamo vivi, e, anche se i nostri corpi riposano sotto terra, le nostre anime, i nostri spiriti si elevano al cielo, e aspettano il momento in cui saremo di nuovo uniti...'
bruce è in ascolto, stasera. noi facciamo quello che possiamo per aiutarvi a vivere e gioire su questa crosta di terra, ma voi dovete fare la vostra parte. riprendere il carico che noi abbiamo deposto, e continuare il nostro cammino. saltare, suonare, cantare, ballare, ridere, sorridere. vivere, insomma.
ti sento, sai?, quando urli 'we are alive! we are alive!'. sono io che urlo attraverso te. ti vedo, sai?, quando salti e balli nel delirio collettivo di gioia che inonda il catino di cemento e acciaio. anch'io canto con te, e coi tuoi amici, e il mio spirito si dondola sulla metà luna che vedo da qui, e che anche tu vedi, da dietro le spalle di bruce. sento che capisci, allora, del tutto. ora, posso riposare.
e tu ascolti...
sabato 2 giugno 2012
lettera a malfermo
Ogni volta che sorriderete a un ospite che si nutre dei vostri sorrisi, e lo saluterete con rispetto
Ogni volta che vestirete e pettinerete un ospite parlandogli e controllando se ha gli occhiali, la collana, il cellulare, il bastone, il fazzoletto, se è pulito e composto
Ogni volta che somministrerete le medicine a un ospite parlandogli, spiegandogli la causa e lo scopo, anche se sembra non capire
Ogni volta che porterete in giardino gli ospiti in carrozzina, scegliendo per loro il posto migliore dove stare, le persone più adatte con cui stare
Ogni volta che pulirete un ospite con la cura e la dignità che riservate al vostro corpo
Ogni volta che darete a un ospite ciò di cui ha bisogno, senza che ve lo richieda
Ogni volta che non lascerete un ospite solo nel salone, o in sala da pranzo, e lo sposterete insieme agli altri, o vi fermerete anche solo un attimo con lui
Ogni volta che parlerete agli ospiti delle vostre famiglie, dei vostri figli, dei vostri genitori, dei vostri progetti, dei vostri sogni, coinvolgendoli nelle vostre vite
Ogni volta che con loro metterete da parte la frenesia del lavoro, i vostri problemi e le vostre ansie, per attingere forza dalla loro debolezza
Ogni volta che farete ridere, sorridere, emozionarsi, partecipare un ospite, come con un amico
Ogni volta che sopporterete le loro lamentele, gli sgarbi, le cattiverie piccole e grandi, dovuti a una condizione difficile da sopportare, e li aiuterete a sopportarla
Ogni volta che li porterete in giro, li farete pregare, giocare, cantare, ascoltare musica, ballare, recitare, travestirsi, leggere, nutrirsi della vita in comune e della bellezza della vita
Ogni volta che li accarezzerete, li imboccherete, li chiamerete per nome, li toccherete, li bacerete, o vi farete baciare e accarezzare, anche se non sembra che ci sia un motivo, perché un motivo invece per loro c’è
Ogni volta che non li piazzerete davanti alla televisione, ma commenterete con loro i fatti del mondo fuori che entrano in questo mondo
Ogni volta che parlerete a loro della vostra terra di origine, facendo sentire la vostra nostalgia per le persone lontane che avete lasciato e a cui pensate
Ogni volta che non considererete un ospite solo un organismo da medicare, analizzare, o di cui constatare il decadimento, e accompagnerete alla fine lui e i suoi familiari con dolcezza e umanità
Ogni volta che li considererete non tanto ospiti, ma quello che realmente sono: uomini, donne, cittadini, vostri simili, vostri fratelli, vostri amici, persone,
Io ricorderò tutte le volte, tantissime volte, in cui Voi lo avete fatto a me.
E, nella Luce in cui io sono, rivolgerò a Voi un sorriso e un pensiero di bene.
Grazie, fratelli. Grazie, sorelle. Grazie, amici.
Avete reso luminosi gli ultimi anni della mia vita.
Vi abbraccio, uno per uno.
Ora sono davvero una Roccia a cui appoggiarvi.
Il vostro Gianluigi, Luigi, Luis, Gian, il Bianchi.
Ogni volta che vestirete e pettinerete un ospite parlandogli e controllando se ha gli occhiali, la collana, il cellulare, il bastone, il fazzoletto, se è pulito e composto
Ogni volta che somministrerete le medicine a un ospite parlandogli, spiegandogli la causa e lo scopo, anche se sembra non capire
Ogni volta che porterete in giardino gli ospiti in carrozzina, scegliendo per loro il posto migliore dove stare, le persone più adatte con cui stare
Ogni volta che pulirete un ospite con la cura e la dignità che riservate al vostro corpo
Ogni volta che darete a un ospite ciò di cui ha bisogno, senza che ve lo richieda
Ogni volta che non lascerete un ospite solo nel salone, o in sala da pranzo, e lo sposterete insieme agli altri, o vi fermerete anche solo un attimo con lui
Ogni volta che parlerete agli ospiti delle vostre famiglie, dei vostri figli, dei vostri genitori, dei vostri progetti, dei vostri sogni, coinvolgendoli nelle vostre vite
Ogni volta che con loro metterete da parte la frenesia del lavoro, i vostri problemi e le vostre ansie, per attingere forza dalla loro debolezza
Ogni volta che farete ridere, sorridere, emozionarsi, partecipare un ospite, come con un amico
Ogni volta che sopporterete le loro lamentele, gli sgarbi, le cattiverie piccole e grandi, dovuti a una condizione difficile da sopportare, e li aiuterete a sopportarla
Ogni volta che li porterete in giro, li farete pregare, giocare, cantare, ascoltare musica, ballare, recitare, travestirsi, leggere, nutrirsi della vita in comune e della bellezza della vita
Ogni volta che li accarezzerete, li imboccherete, li chiamerete per nome, li toccherete, li bacerete, o vi farete baciare e accarezzare, anche se non sembra che ci sia un motivo, perché un motivo invece per loro c’è
Ogni volta che non li piazzerete davanti alla televisione, ma commenterete con loro i fatti del mondo fuori che entrano in questo mondo
Ogni volta che parlerete a loro della vostra terra di origine, facendo sentire la vostra nostalgia per le persone lontane che avete lasciato e a cui pensate
Ogni volta che non considererete un ospite solo un organismo da medicare, analizzare, o di cui constatare il decadimento, e accompagnerete alla fine lui e i suoi familiari con dolcezza e umanità
Ogni volta che li considererete non tanto ospiti, ma quello che realmente sono: uomini, donne, cittadini, vostri simili, vostri fratelli, vostri amici, persone,
Io ricorderò tutte le volte, tantissime volte, in cui Voi lo avete fatto a me.
E, nella Luce in cui io sono, rivolgerò a Voi un sorriso e un pensiero di bene.
Grazie, fratelli. Grazie, sorelle. Grazie, amici.
Avete reso luminosi gli ultimi anni della mia vita.
Vi abbraccio, uno per uno.
Ora sono davvero una Roccia a cui appoggiarvi.
Il vostro Gianluigi, Luigi, Luis, Gian, il Bianchi.
lunedì 21 maggio 2012
la febbre reloaded
ci sono mattine, nella nave, in cui si respira aria di libertà. in cui il mondo_fuori e quello nella nave si mescolano. sono momenti di grazia, e la vita riacquista una sua minima interezza.
succede quasi sempre quando montale ci parla, quando pasolini ci parla, quando ci parla saba, e quando l'arco di tempo fra 8 e 900, e lo spazio fra francia e italia, italia e inghilterra, stati uniti e italia si accorcia in un unico pensiero che non è mai pensiero unico.
succede quando l'uomo si accorge di appartenere ad un'unica sola condizione, quella umana, appunto.
e succede che gli spettacoli visti le mostre le canzoni i quadri, si mescolino insieme, senza confondersi.
si chiama cultura. si chiama coltura di intelligenze. si chiama intus_legere la realtà, capire da dove veniamo, intuire dove stiamo andando.
criticare. piccoli allievi del sospetto anche noi, apprendisti dietro ai maestri. criticare, e scegliere cosa sia meglio, o meno peggio. scartare. esercitare il dono del pensiero.
così, quando, la sera dopo una di quelle mattine, càpita di ascoltare queste parole
oppure queste
tutto si tiene.
e quando, la sera seguente, càpita di ascoltare queste parole
la sensazione diviene ancora più netta.
e capiamo che a stare dalla parte del torto si soffre un po'. ma, quando troviamo i simili, la luce che emaniamo insieme consola, e ripaga.
domenica 13 maggio 2012
non voltarti indietro
e non guardare giù. giù, al pianterreno, c'è un grande salone. ci ricevono i parenti, e c'è il riscaldamento d'inverno, e l'aria condizionata d'estate. c'è musica soffusa, e silenzio soffice come le poltroncine.
al pianterreno, c'è profumo di disinfettante e deodorante per ambienti, e la signorina ti guarda senza vederti, e ti chiede chi deve chiamare.
ma tu, non scendere. non guardare.
non guardare giù, non guardarci dentro. non voltarti indietro.
se guardi indietro, al posto del salone con la musica soffusa e silenzio soffice, vedresti un ingresso di ferro con un oblò, pesante da spingere, ma leggero da entrarci. e, dentro, ti si spalancherebbe un mondo pieno di odori suoni voci sorrisi facce musica rumore vita.
sui piccoli tavoli neri, vedresti bicchieri pieni di alcolici di ogni genere, vaschette con dolcini e popcorn e patatine e noccioline, e, attorno ai tavoli, gente di ogni età, tutta lì per un solo scopo: per stare bene; e per una sola ragione: perché lì si sta bene.
poi, vedresti un palco stretto, ma che si allarga ogni volta che ci sale gente, fino a contenere dieci, quindici musicisti, e sul palco strumenti di ogni genere, e dietro al palco manifesti di ogni genere di artisti. alcuni di quegli artisti spariti nel nulla, altri diventati così famosi che forse non si ricordano nemmeno di averci suonato, su questo palco.
e vedresti un bancone lungo, e dietro al bancone vedresti due o tre o quattro persone che sorridono, invariabilmente, e cantano, e ballano, felici della musica che hanno scelto, amici dei musicisti che hanno scelto.
non voltarti indietro. ti potrebbe assalire la nostalgia, per tutte le sere di musica e gioia che hai vissuto lì, per i sorrisi dispersi nell'aria di quelle sere, per le amicizie nate in mezzo alle note.
e ora, ora che al pianterreno, al posto di quel posto pieno di musica e vita c'è un salone silenzioso e ordinato, non guardare giù. non scendere, non voltarti.
falli restare dove stanno bene, i tuoi ricordi.
falli restare nel cuore.
mercoledì 11 aprile 2012
un angelo nella stanza
lo sento, c'è.
c'è nei suoi occhi liquidi.
nel rantolo del suo respiro.
nel pulsare delle sue vene.
nell'odore della sua pelle.
nelle rughe della sua fronte.
c'è nella disperazione senza parole.
nell'amore incondizionato.
nelle ore senza tempo.
nei gesti senza senso.
c'è in una mattina quieta.
in un pomeriggio obliquo.
in una sera abbandonata.
lo sento. c'è.
è un angelo, in questa stanza,
dove si sta morendo, con calma, senza disturbare.
Iscriviti a:
Post (Atom)











