lunedì 21 gennaio 2013
illogica, ma allegria
vieni qui, giovanna, che ti faccio ascoltare gaber. sì, quello di quella sera a varese, quello che hai cercato sul tubo poi, e scaricato il testo, come si chiamava la canzone?, sì, c'è solo la strada, ti piace tanto, lo so, è come te, anche se hai solo dodiciannemmezzo e sa dio come fai a sapere che quel pezzo è così bello.
vieni qui, ti faccio ascoltare l'illogica allegria, stai qui, siediti qui, sulle mie ginocchia, ecco.
ascoltiamo insieme, ascolta bene il testo, fa niente se non capisci tutto, sono sicura che intuisci, hai le antenne speciali pe rintuire la Bellezza.
siediti qui, ecco.
chiudiamo gli occhi insieme, madre e figlia, testa a testa, ascoltiamo e pensiamo.
eccola, la senti? sì, lo so che non la ascolti solo, ma la senti, la percepisci, l'allegria di cui parla.
sta tutta nel breve respiro che ci accomuna,
nel calore delle nostre mani vicine,
nel tepore che produciamo, in questo pomeriggio di gennaio,
nella lacrima di emozione che dal mio occhio sinistro scende a inumidire la tua guancia destra.
ed ecco, improvvisamente, ci prendiamo il diritto di vivere il presente,
il presente dei nostri corpi stretti abbracciati tesi a comprenderlo.
fuori, il mondo va in rovina, ma tu non credergli.
tu credi all'amore di tua madre, alla fiducia che ci lega, e alla Bellezza della musica.
ed eccola, che sboccia.
è illogica, ma è allegria.
e noi due, qui dentro.
lunedì 31 dicembre 2012
consuntivi e preventivi
dicono che si faccia così, alla fine dell'anno.
ma non amo i consuntivi. alla fine c'è sempre qualcosa da pagare, nei conti.
e quest'anno ho pagato molto, credo. e non solo economicamente.
preferisco i preventivi, i progetti, le previsioni, i prefissi.
nel preventivo di quest'anno ci sono:
più tempo per i figli e per chi amo;
più libri;
più litigate con mia sorella, per il gusto di salire di un piano e ritrovarla lì;
più dita sulla tastiera, qualunque cosa sia;
più, ancora più pensieri per chi non c'è più;
pensieri più delicati per chi c'è ancora;
più musica, ancora più musica, una gioia che cresce con gli anni;
più sorrisi, comunque, ma non a chiunque;
più grazie, e meno perfavore.
il nuovo anno mi trova con la schiena dritta, lo sguardo fermo, fisso davanti a me. pronto a fare del preventivo un anno.
buonanno.
ma non amo i consuntivi. alla fine c'è sempre qualcosa da pagare, nei conti.
e quest'anno ho pagato molto, credo. e non solo economicamente.
preferisco i preventivi, i progetti, le previsioni, i prefissi.
nel preventivo di quest'anno ci sono:
più tempo per i figli e per chi amo;
più libri;
più litigate con mia sorella, per il gusto di salire di un piano e ritrovarla lì;
più dita sulla tastiera, qualunque cosa sia;
più, ancora più pensieri per chi non c'è più;
pensieri più delicati per chi c'è ancora;
più musica, ancora più musica, una gioia che cresce con gli anni;
più sorrisi, comunque, ma non a chiunque;
più grazie, e meno perfavore.
il nuovo anno mi trova con la schiena dritta, lo sguardo fermo, fisso davanti a me. pronto a fare del preventivo un anno.
buonanno.
domenica 25 novembre 2012
la vastità
Alessandro Bergonzoni non ci sta dentro, proprio no.
Ha lo sguardo che tracima, la falcata che deborda, la gestualità che esonda, la parola che sconvolge, la voce che travolge, e avvolge nelle spire di una mente inesausta.
Visionario? magari, fosse solo visionario.
Visionario, lo definiscono quanti temono la sua chirurgia etica ed estetica. Così, sperano di catalogarlo e rubricarlo sotto la voce 'sogno'.
Invece, Alessandro Bergonzoni non ha un sogno. Ha un bisogno, un sogno doppio, uno per sé e uno per gli altri: un'umanità libera di pensarsi pezzo di Dio.
Invece, Alessandro Bergonzoni è concreto. Tangibile. Dirompente. Non ci sta dentro, perché non ci sta, a de_finire le idee. Non sopporta di vederle finire, le idee. Lui le ama, le idee, con passione devastante, e dà loro forma, falcata, sguardo, voce, parola.
Ci gioca, anche, con le idee, e con le parole che vestono le idee. Le prende, le lascia, le spezza, le unisce. Prende la punteggiatura, e la sposta, la smonta, la rimonta. Prende le immagini nate dalle parole e dalla punteggiatura, e le combina, le scombina, accorda e disunisce.
Prende la piuma d'oca della sua intelligenza, leggera e resistente, e solletica il nostro cervello, reso molle dai cattivi maestri. Il nostro cervello sussulta, si sveglia, si (ri)accende, ride. Ridendo, capisce, scava, scava, scava, e si stupisce.
Perché, scavando, non raggiunge mai il fondo. E invece tocca qualcosa di importante, impalpabile, energico, vitale, infinito, eterno: la sua vastità.
Alessandro Bergonzoni prende il nostro cervello, lo fa ridere per ore, e per ore anche dopo, quando lui ha smesso di tracimare, perché, ormai, il cervello ci ha preso gusto, a pensare, e lo fa anche da solo.
E, sconfinando nella sua vastità, ne scopre l'immensa forza.
Ha lo sguardo che tracima, la falcata che deborda, la gestualità che esonda, la parola che sconvolge, la voce che travolge, e avvolge nelle spire di una mente inesausta.
Visionario? magari, fosse solo visionario.
Visionario, lo definiscono quanti temono la sua chirurgia etica ed estetica. Così, sperano di catalogarlo e rubricarlo sotto la voce 'sogno'.
Invece, Alessandro Bergonzoni non ha un sogno. Ha un bisogno, un sogno doppio, uno per sé e uno per gli altri: un'umanità libera di pensarsi pezzo di Dio.
Invece, Alessandro Bergonzoni è concreto. Tangibile. Dirompente. Non ci sta dentro, perché non ci sta, a de_finire le idee. Non sopporta di vederle finire, le idee. Lui le ama, le idee, con passione devastante, e dà loro forma, falcata, sguardo, voce, parola.
Ci gioca, anche, con le idee, e con le parole che vestono le idee. Le prende, le lascia, le spezza, le unisce. Prende la punteggiatura, e la sposta, la smonta, la rimonta. Prende le immagini nate dalle parole e dalla punteggiatura, e le combina, le scombina, accorda e disunisce.
Prende la piuma d'oca della sua intelligenza, leggera e resistente, e solletica il nostro cervello, reso molle dai cattivi maestri. Il nostro cervello sussulta, si sveglia, si (ri)accende, ride. Ridendo, capisce, scava, scava, scava, e si stupisce.
Perché, scavando, non raggiunge mai il fondo. E invece tocca qualcosa di importante, impalpabile, energico, vitale, infinito, eterno: la sua vastità.
Alessandro Bergonzoni prende il nostro cervello, lo fa ridere per ore, e per ore anche dopo, quando lui ha smesso di tracimare, perché, ormai, il cervello ci ha preso gusto, a pensare, e lo fa anche da solo.
E, sconfinando nella sua vastità, ne scopre l'immensa forza.
scolapasta
non è un casco
è uno scolapasta
è una scuola_pasta
è pane, e latte, frutta fresca e acqua
è il gusto delle cose semplici
è la forza delle idee
non è un casco
non è contro
è per
è per il futuro
è per l'energia positiva
è per l'amore del sapere
non è un casco
è uno scolapasta
scola_la_pasta
e prepara un convivio
e prepara una comunità
ci vuole tempo
e cura
e sogni
e soldi
e sincerità
e pensieri.
scuola è pasta.
da mangiare
da condividere
da cucinare.
per chi ha
ancora
appetito.
è uno scolapasta
è una scuola_pasta
è pane, e latte, frutta fresca e acqua
è il gusto delle cose semplici
è la forza delle idee
non è un casco
non è contro
è per
è per il futuro
è per l'energia positiva
è per l'amore del sapere
non è un casco
è uno scolapasta
scola_la_pasta
e prepara un convivio
e prepara una comunità
ci vuole tempo
e cura
e sogni
e soldi
e sincerità
e pensieri.
scuola è pasta.
da mangiare
da condividere
da cucinare.
per chi ha
ancora
appetito.
martedì 6 novembre 2012
dettagli
quando esco la mattina, e trovo una nuvola appesa sulla mia testa
quando entro nel letto fresco di bucato
quando la radio suona ragtime
quando leggere dante fa increspare la fronte di chi ascolta
quando il mazzo di fiori sulla tomba dei miei genitori si compone in armonia
quando l'occhio di mio figlio guarda aldebaran attraverso il suo cannocchiale
quando mia figlia si annoda una sciarpa rosa attorno al collo
quando un musicista guarda nel vuoto mentre suona
quando un amico starnutisce vicino a me, e gli dico salute
quando spalmo la marmellata di mirtilli sulla fetta biscottata
quando schiaccio i tasti della tastiera formando parole
quando riconosco una musica per radio
quando le pagine di un libro si aprono
quando la luce di una mattina si fonde in quella di un pomeriggio
quando una fetta di torta si scioglie in bocca
quando mi sento parte di una vita.
quando entro nel letto fresco di bucato
quando la radio suona ragtime
quando leggere dante fa increspare la fronte di chi ascolta
quando il mazzo di fiori sulla tomba dei miei genitori si compone in armonia
quando l'occhio di mio figlio guarda aldebaran attraverso il suo cannocchiale
quando mia figlia si annoda una sciarpa rosa attorno al collo
quando un musicista guarda nel vuoto mentre suona
quando un amico starnutisce vicino a me, e gli dico salute
quando spalmo la marmellata di mirtilli sulla fetta biscottata
quando schiaccio i tasti della tastiera formando parole
quando riconosco una musica per radio
quando le pagine di un libro si aprono
quando la luce di una mattina si fonde in quella di un pomeriggio
quando una fetta di torta si scioglie in bocca
quando mi sento parte di una vita.
giovedì 2 agosto 2012
Una bella data per iniziare daccapo
il primo agosto è una bella data
per iniziare daccapo.
Niente di più che un omaggio all'assolo di mio padre.
Imperfetto, e mio.
per iniziare daccapo.
Niente di più che un omaggio all'assolo di mio padre.
Imperfetto, e mio.
mercoledì 1 agosto 2012
Trovando la Bellezza
Prima di leggere, ascolta qui
Ecco. Poi leggi.
Qui si parla di vita e di morte, di amicizia e di fedeltà, di depressione e di speranza. Ma, anche, si parla di musica, e di come la musica migliori la vita, la renda preziosa, aiuti a comprenderla.
Sono stata educata alla Bellezza, al Dio che si nasconde nella bellezza del mondo e dell'uomo, e che invita l'uomo a trovare la Bellezza in quella, minutamente parcellizzata, sbriciolata, scomposta, del mondo e dell'uomo. Sono stata educata alla pazienza nel cercarla e al rispetto dopo averla trovata.
Ogni tanto, nella vita, anche in questi ultimi mesi, mi è sembrato che la bellezza non solo si fosse nascosta, ma fosse proprio sparita, non esistesse più. Sono stati mesi difficili, di lacrime e ansia. Di dolore e buio.
Poi, si è fatta strada la luce. Mi ha trovata rannicchiata in un angolo, che piangevo e aspettavo. Indossavo vestiti neri per mimetizzarmi nel buio, e allontanavo il passato, per paura che mi aggredisse.
Quando la luce è penetrata, ho indossato una maglietta bianca. Ho pensato alla Bellezza che si nasconde nel calore umano, nella musica, nella vita. Ho pensato che chi mi aveva lasciata non se n'era andato, ma sarebbe vissuto finché fossi vissuta io, e anche più in là. Finché fosse vissuta l'eco delle parole che io ho sparso ovunque in tutta la mia vita, dei ricordi che io ho seminato a piene mani. Finché fossero vissuti i miei figli, i miei amici, i miei alunni, le persone che ho incontrato nella mia vita.
Quando ho visto mio figlio con gli occhi bagnati di lacrime vedendo le lacrime di Jake, la luce mi ha investita, e ho capito completamente.
Ho capito che nessuno può essere sostituito, ma che l'amore resta, e l'amore è vita, e la vita continua.
Ho capito che io sto continuando l'assolo di mio padre a mio modo, senza imitarlo, ma cercando di rispettarne la bellezza.
Ho capito che, quando sarà, anche mio figlio continuerà il suo assolo, a suo modo.
E sarà comunque bellissimo. Aspettando il momento in cui ciascun assolo, l'assolo di ciascuno, diventerà una sola, immensa, armoniosa Bellezza.
E ho capito che condividere la vita con chi amiamo è l'antidoto migliore contro la morte vera: quella dei sentimenti.
Una meraviglia, averlo capito con mio figlio, condividendo le stesse lacrime.
Ecco. Poi leggi.
Qui si parla di vita e di morte, di amicizia e di fedeltà, di depressione e di speranza. Ma, anche, si parla di musica, e di come la musica migliori la vita, la renda preziosa, aiuti a comprenderla.
Sono stata educata alla Bellezza, al Dio che si nasconde nella bellezza del mondo e dell'uomo, e che invita l'uomo a trovare la Bellezza in quella, minutamente parcellizzata, sbriciolata, scomposta, del mondo e dell'uomo. Sono stata educata alla pazienza nel cercarla e al rispetto dopo averla trovata.
Ogni tanto, nella vita, anche in questi ultimi mesi, mi è sembrato che la bellezza non solo si fosse nascosta, ma fosse proprio sparita, non esistesse più. Sono stati mesi difficili, di lacrime e ansia. Di dolore e buio.
Poi, si è fatta strada la luce. Mi ha trovata rannicchiata in un angolo, che piangevo e aspettavo. Indossavo vestiti neri per mimetizzarmi nel buio, e allontanavo il passato, per paura che mi aggredisse.
Quando la luce è penetrata, ho indossato una maglietta bianca. Ho pensato alla Bellezza che si nasconde nel calore umano, nella musica, nella vita. Ho pensato che chi mi aveva lasciata non se n'era andato, ma sarebbe vissuto finché fossi vissuta io, e anche più in là. Finché fosse vissuta l'eco delle parole che io ho sparso ovunque in tutta la mia vita, dei ricordi che io ho seminato a piene mani. Finché fossero vissuti i miei figli, i miei amici, i miei alunni, le persone che ho incontrato nella mia vita.
Quando ho visto mio figlio con gli occhi bagnati di lacrime vedendo le lacrime di Jake, la luce mi ha investita, e ho capito completamente.
Ho capito che nessuno può essere sostituito, ma che l'amore resta, e l'amore è vita, e la vita continua.
Ho capito che io sto continuando l'assolo di mio padre a mio modo, senza imitarlo, ma cercando di rispettarne la bellezza.
Ho capito che, quando sarà, anche mio figlio continuerà il suo assolo, a suo modo.
E sarà comunque bellissimo. Aspettando il momento in cui ciascun assolo, l'assolo di ciascuno, diventerà una sola, immensa, armoniosa Bellezza.
E ho capito che condividere la vita con chi amiamo è l'antidoto migliore contro la morte vera: quella dei sentimenti.
Una meraviglia, averlo capito con mio figlio, condividendo le stesse lacrime.
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