dicono che si faccia così, alla fine dell'anno.
ma non amo i consuntivi. alla fine c'è sempre qualcosa da pagare, nei conti.
e quest'anno ho pagato molto, credo. e non solo economicamente.
preferisco i preventivi, i progetti, le previsioni, i prefissi.
nel preventivo di quest'anno ci sono:
più tempo per i figli e per chi amo;
più libri;
più litigate con mia sorella, per il gusto di salire di un piano e ritrovarla lì;
più dita sulla tastiera, qualunque cosa sia;
più, ancora più pensieri per chi non c'è più;
pensieri più delicati per chi c'è ancora;
più musica, ancora più musica, una gioia che cresce con gli anni;
più sorrisi, comunque, ma non a chiunque;
più grazie, e meno perfavore.
il nuovo anno mi trova con la schiena dritta, lo sguardo fermo, fisso davanti a me. pronto a fare del preventivo un anno.
buonanno.
lunedì 31 dicembre 2012
domenica 25 novembre 2012
la vastità
Alessandro Bergonzoni non ci sta dentro, proprio no.
Ha lo sguardo che tracima, la falcata che deborda, la gestualità che esonda, la parola che sconvolge, la voce che travolge, e avvolge nelle spire di una mente inesausta.
Visionario? magari, fosse solo visionario.
Visionario, lo definiscono quanti temono la sua chirurgia etica ed estetica. Così, sperano di catalogarlo e rubricarlo sotto la voce 'sogno'.
Invece, Alessandro Bergonzoni non ha un sogno. Ha un bisogno, un sogno doppio, uno per sé e uno per gli altri: un'umanità libera di pensarsi pezzo di Dio.
Invece, Alessandro Bergonzoni è concreto. Tangibile. Dirompente. Non ci sta dentro, perché non ci sta, a de_finire le idee. Non sopporta di vederle finire, le idee. Lui le ama, le idee, con passione devastante, e dà loro forma, falcata, sguardo, voce, parola.
Ci gioca, anche, con le idee, e con le parole che vestono le idee. Le prende, le lascia, le spezza, le unisce. Prende la punteggiatura, e la sposta, la smonta, la rimonta. Prende le immagini nate dalle parole e dalla punteggiatura, e le combina, le scombina, accorda e disunisce.
Prende la piuma d'oca della sua intelligenza, leggera e resistente, e solletica il nostro cervello, reso molle dai cattivi maestri. Il nostro cervello sussulta, si sveglia, si (ri)accende, ride. Ridendo, capisce, scava, scava, scava, e si stupisce.
Perché, scavando, non raggiunge mai il fondo. E invece tocca qualcosa di importante, impalpabile, energico, vitale, infinito, eterno: la sua vastità.
Alessandro Bergonzoni prende il nostro cervello, lo fa ridere per ore, e per ore anche dopo, quando lui ha smesso di tracimare, perché, ormai, il cervello ci ha preso gusto, a pensare, e lo fa anche da solo.
E, sconfinando nella sua vastità, ne scopre l'immensa forza.
Ha lo sguardo che tracima, la falcata che deborda, la gestualità che esonda, la parola che sconvolge, la voce che travolge, e avvolge nelle spire di una mente inesausta.
Visionario? magari, fosse solo visionario.
Visionario, lo definiscono quanti temono la sua chirurgia etica ed estetica. Così, sperano di catalogarlo e rubricarlo sotto la voce 'sogno'.
Invece, Alessandro Bergonzoni non ha un sogno. Ha un bisogno, un sogno doppio, uno per sé e uno per gli altri: un'umanità libera di pensarsi pezzo di Dio.
Invece, Alessandro Bergonzoni è concreto. Tangibile. Dirompente. Non ci sta dentro, perché non ci sta, a de_finire le idee. Non sopporta di vederle finire, le idee. Lui le ama, le idee, con passione devastante, e dà loro forma, falcata, sguardo, voce, parola.
Ci gioca, anche, con le idee, e con le parole che vestono le idee. Le prende, le lascia, le spezza, le unisce. Prende la punteggiatura, e la sposta, la smonta, la rimonta. Prende le immagini nate dalle parole e dalla punteggiatura, e le combina, le scombina, accorda e disunisce.
Prende la piuma d'oca della sua intelligenza, leggera e resistente, e solletica il nostro cervello, reso molle dai cattivi maestri. Il nostro cervello sussulta, si sveglia, si (ri)accende, ride. Ridendo, capisce, scava, scava, scava, e si stupisce.
Perché, scavando, non raggiunge mai il fondo. E invece tocca qualcosa di importante, impalpabile, energico, vitale, infinito, eterno: la sua vastità.
Alessandro Bergonzoni prende il nostro cervello, lo fa ridere per ore, e per ore anche dopo, quando lui ha smesso di tracimare, perché, ormai, il cervello ci ha preso gusto, a pensare, e lo fa anche da solo.
E, sconfinando nella sua vastità, ne scopre l'immensa forza.
scolapasta
non è un casco
è uno scolapasta
è una scuola_pasta
è pane, e latte, frutta fresca e acqua
è il gusto delle cose semplici
è la forza delle idee
non è un casco
non è contro
è per
è per il futuro
è per l'energia positiva
è per l'amore del sapere
non è un casco
è uno scolapasta
scola_la_pasta
e prepara un convivio
e prepara una comunità
ci vuole tempo
e cura
e sogni
e soldi
e sincerità
e pensieri.
scuola è pasta.
da mangiare
da condividere
da cucinare.
per chi ha
ancora
appetito.
è uno scolapasta
è una scuola_pasta
è pane, e latte, frutta fresca e acqua
è il gusto delle cose semplici
è la forza delle idee
non è un casco
non è contro
è per
è per il futuro
è per l'energia positiva
è per l'amore del sapere
non è un casco
è uno scolapasta
scola_la_pasta
e prepara un convivio
e prepara una comunità
ci vuole tempo
e cura
e sogni
e soldi
e sincerità
e pensieri.
scuola è pasta.
da mangiare
da condividere
da cucinare.
per chi ha
ancora
appetito.
martedì 6 novembre 2012
dettagli
quando esco la mattina, e trovo una nuvola appesa sulla mia testa
quando entro nel letto fresco di bucato
quando la radio suona ragtime
quando leggere dante fa increspare la fronte di chi ascolta
quando il mazzo di fiori sulla tomba dei miei genitori si compone in armonia
quando l'occhio di mio figlio guarda aldebaran attraverso il suo cannocchiale
quando mia figlia si annoda una sciarpa rosa attorno al collo
quando un musicista guarda nel vuoto mentre suona
quando un amico starnutisce vicino a me, e gli dico salute
quando spalmo la marmellata di mirtilli sulla fetta biscottata
quando schiaccio i tasti della tastiera formando parole
quando riconosco una musica per radio
quando le pagine di un libro si aprono
quando la luce di una mattina si fonde in quella di un pomeriggio
quando una fetta di torta si scioglie in bocca
quando mi sento parte di una vita.
quando entro nel letto fresco di bucato
quando la radio suona ragtime
quando leggere dante fa increspare la fronte di chi ascolta
quando il mazzo di fiori sulla tomba dei miei genitori si compone in armonia
quando l'occhio di mio figlio guarda aldebaran attraverso il suo cannocchiale
quando mia figlia si annoda una sciarpa rosa attorno al collo
quando un musicista guarda nel vuoto mentre suona
quando un amico starnutisce vicino a me, e gli dico salute
quando spalmo la marmellata di mirtilli sulla fetta biscottata
quando schiaccio i tasti della tastiera formando parole
quando riconosco una musica per radio
quando le pagine di un libro si aprono
quando la luce di una mattina si fonde in quella di un pomeriggio
quando una fetta di torta si scioglie in bocca
quando mi sento parte di una vita.
giovedì 2 agosto 2012
Una bella data per iniziare daccapo
il primo agosto è una bella data
per iniziare daccapo.
Niente di più che un omaggio all'assolo di mio padre.
Imperfetto, e mio.
per iniziare daccapo.
Niente di più che un omaggio all'assolo di mio padre.
Imperfetto, e mio.
mercoledì 1 agosto 2012
Trovando la Bellezza
Prima di leggere, ascolta qui
Ecco. Poi leggi.
Qui si parla di vita e di morte, di amicizia e di fedeltà, di depressione e di speranza. Ma, anche, si parla di musica, e di come la musica migliori la vita, la renda preziosa, aiuti a comprenderla.
Sono stata educata alla Bellezza, al Dio che si nasconde nella bellezza del mondo e dell'uomo, e che invita l'uomo a trovare la Bellezza in quella, minutamente parcellizzata, sbriciolata, scomposta, del mondo e dell'uomo. Sono stata educata alla pazienza nel cercarla e al rispetto dopo averla trovata.
Ogni tanto, nella vita, anche in questi ultimi mesi, mi è sembrato che la bellezza non solo si fosse nascosta, ma fosse proprio sparita, non esistesse più. Sono stati mesi difficili, di lacrime e ansia. Di dolore e buio.
Poi, si è fatta strada la luce. Mi ha trovata rannicchiata in un angolo, che piangevo e aspettavo. Indossavo vestiti neri per mimetizzarmi nel buio, e allontanavo il passato, per paura che mi aggredisse.
Quando la luce è penetrata, ho indossato una maglietta bianca. Ho pensato alla Bellezza che si nasconde nel calore umano, nella musica, nella vita. Ho pensato che chi mi aveva lasciata non se n'era andato, ma sarebbe vissuto finché fossi vissuta io, e anche più in là. Finché fosse vissuta l'eco delle parole che io ho sparso ovunque in tutta la mia vita, dei ricordi che io ho seminato a piene mani. Finché fossero vissuti i miei figli, i miei amici, i miei alunni, le persone che ho incontrato nella mia vita.
Quando ho visto mio figlio con gli occhi bagnati di lacrime vedendo le lacrime di Jake, la luce mi ha investita, e ho capito completamente.
Ho capito che nessuno può essere sostituito, ma che l'amore resta, e l'amore è vita, e la vita continua.
Ho capito che io sto continuando l'assolo di mio padre a mio modo, senza imitarlo, ma cercando di rispettarne la bellezza.
Ho capito che, quando sarà, anche mio figlio continuerà il suo assolo, a suo modo.
E sarà comunque bellissimo. Aspettando il momento in cui ciascun assolo, l'assolo di ciascuno, diventerà una sola, immensa, armoniosa Bellezza.
E ho capito che condividere la vita con chi amiamo è l'antidoto migliore contro la morte vera: quella dei sentimenti.
Una meraviglia, averlo capito con mio figlio, condividendo le stesse lacrime.
Ecco. Poi leggi.
Qui si parla di vita e di morte, di amicizia e di fedeltà, di depressione e di speranza. Ma, anche, si parla di musica, e di come la musica migliori la vita, la renda preziosa, aiuti a comprenderla.
Sono stata educata alla Bellezza, al Dio che si nasconde nella bellezza del mondo e dell'uomo, e che invita l'uomo a trovare la Bellezza in quella, minutamente parcellizzata, sbriciolata, scomposta, del mondo e dell'uomo. Sono stata educata alla pazienza nel cercarla e al rispetto dopo averla trovata.
Ogni tanto, nella vita, anche in questi ultimi mesi, mi è sembrato che la bellezza non solo si fosse nascosta, ma fosse proprio sparita, non esistesse più. Sono stati mesi difficili, di lacrime e ansia. Di dolore e buio.
Poi, si è fatta strada la luce. Mi ha trovata rannicchiata in un angolo, che piangevo e aspettavo. Indossavo vestiti neri per mimetizzarmi nel buio, e allontanavo il passato, per paura che mi aggredisse.
Quando la luce è penetrata, ho indossato una maglietta bianca. Ho pensato alla Bellezza che si nasconde nel calore umano, nella musica, nella vita. Ho pensato che chi mi aveva lasciata non se n'era andato, ma sarebbe vissuto finché fossi vissuta io, e anche più in là. Finché fosse vissuta l'eco delle parole che io ho sparso ovunque in tutta la mia vita, dei ricordi che io ho seminato a piene mani. Finché fossero vissuti i miei figli, i miei amici, i miei alunni, le persone che ho incontrato nella mia vita.
Quando ho visto mio figlio con gli occhi bagnati di lacrime vedendo le lacrime di Jake, la luce mi ha investita, e ho capito completamente.
Ho capito che nessuno può essere sostituito, ma che l'amore resta, e l'amore è vita, e la vita continua.
Ho capito che io sto continuando l'assolo di mio padre a mio modo, senza imitarlo, ma cercando di rispettarne la bellezza.
Ho capito che, quando sarà, anche mio figlio continuerà il suo assolo, a suo modo.
E sarà comunque bellissimo. Aspettando il momento in cui ciascun assolo, l'assolo di ciascuno, diventerà una sola, immensa, armoniosa Bellezza.
E ho capito che condividere la vita con chi amiamo è l'antidoto migliore contro la morte vera: quella dei sentimenti.
Una meraviglia, averlo capito con mio figlio, condividendo le stesse lacrime.
martedì 10 luglio 2012
Lavorare per un sogno
- Mamma, dov'è Strehlgasse?
- Dev'essere qui, aspetta che cerco... Sì, è qui. E' qui che sono stata, in un luglio afoso del 1947, a studiare tedesco, dalla Fraulein Wiebli. E sono felice che abbiate trovato il posto, felice che abbiate deciso di staccarvi dal gruppo ed immergervi in una città che ho tanto amato.
Hai visto, figlia mia, com'era intraprendente tua madre, nel luglio del 1947? Viaggiava sola, studiava il tedesco, restava in giro per mesi. Ti ho insegnato l'indipendenza, tu l'hai imparata bene, e ora la sta imparando tua figlia, mia nipote.
Giovanna ha quasi dodici anni, ama la musica, il teatro, le lingue, come sua madre, come sua nonna. Si muove agile nella vita, guardando ogni tanto i tuoi occhi, cercando in essi la conferma delle scelte. E' un bel camminare, il vostro, sottobraccio, per i vicoli che ho tanto amato anch'io, in questo luglio di sole.
Nel 1947 il Letzigrund Stadion non era ancora stato costruito, ma stasera lo vedo anch'io. Nelle decine di migliaia di persone, lì dentro, vedo con nitidezza voi due, i vostri amici, sento le vostre voci, e penetro nei vostri cuori. So cosa state facendo lì.
Nel 1947 Bruce Springsteen non era ancora nato, e di sicuro nessuno avrebbe immaginato che avrebbe suonato nella città in cui io stavo abitando. Ma le fila dell'arazzo della vita si intrecciano in modi a noi misteriosi. E le fila delle nostre vite stasera intrecciano un disegno meraviglioso.
Zurigo è perfetta di luglio. Il freddo nel cuore si sgela, le facce tornano ad essere umane, il clima è propizio per stare all’aperto, le strade si riempiono di gente e di musica. Anche lo stadio è colmo di persone, che stanno aspettando di vedere realizzato il proprio sogno.
Conosco il sogno di Giovanna. E' un'adolescente limpida, timida, ma decisa, e da anni lo coltiva segretamente. Il suo cuore me lo sussurrava, di tanto in tanto. Io ascoltavo, e preparavo. E stasera è il momento. Un momento che tu hai saputo immaginare, volere, preparare, aiutata, in questo, da amici splendidi, gli stessi che avevo anch’io, in quel luglio del 1947.
Quando Bruce si avvicina a Giovanna, lei è già pronta. Ha cullato nel cuore questo momento per anni, da quando, nel luglio del 2009, a Torino, aveva visto una ragazzina cantare con lui. Non l’aveva mai detto a nessuno; ma tu, come ogni mamma, hai le antenne nell’anima, e sai captare i segnali di una figlia. Come sapevo fare io. Come so fare io.
Quando Bruce si avvicina a Giovanna, la fa salire, le dà il microfono, la guarda compiaciuto, il mio sguardo è uguale al tuo. Il sogno si è avverato, la luce nei suoi occhi è speculare alla nostra, il sorriso che Bruce le rivolge è quello che ogni figlia vorrebbe ricevere da un padre, e la incita ad andare avanti, a credere nei suoi sogni, a nutrirsi di essi, e a lavorare per realizzarli.
E, quando Bruce, prima di prenderla in braccio e riportarla sulla terra, le sussurra una frase all’orecchio, la voce che esce da Giovanna è la somma della mia e della tua voce, e della voce di tutte le donne che credono nei loro sogni.
Giovanna urla ‘COME ON, E STREET BAND!!’, e il suo grido si imprime nelle pietre dello stadio, nelle orecchie dei musicisti e del pubblico, nello spirito di Clarence e Danny, nelle nuvole sopra di voi. Come on, abitanti della terra. Lavorate per i vostri sogni…We are alive...
- Dev'essere qui, aspetta che cerco... Sì, è qui. E' qui che sono stata, in un luglio afoso del 1947, a studiare tedesco, dalla Fraulein Wiebli. E sono felice che abbiate trovato il posto, felice che abbiate deciso di staccarvi dal gruppo ed immergervi in una città che ho tanto amato.
Hai visto, figlia mia, com'era intraprendente tua madre, nel luglio del 1947? Viaggiava sola, studiava il tedesco, restava in giro per mesi. Ti ho insegnato l'indipendenza, tu l'hai imparata bene, e ora la sta imparando tua figlia, mia nipote.
Giovanna ha quasi dodici anni, ama la musica, il teatro, le lingue, come sua madre, come sua nonna. Si muove agile nella vita, guardando ogni tanto i tuoi occhi, cercando in essi la conferma delle scelte. E' un bel camminare, il vostro, sottobraccio, per i vicoli che ho tanto amato anch'io, in questo luglio di sole.
Nel 1947 il Letzigrund Stadion non era ancora stato costruito, ma stasera lo vedo anch'io. Nelle decine di migliaia di persone, lì dentro, vedo con nitidezza voi due, i vostri amici, sento le vostre voci, e penetro nei vostri cuori. So cosa state facendo lì.
Nel 1947 Bruce Springsteen non era ancora nato, e di sicuro nessuno avrebbe immaginato che avrebbe suonato nella città in cui io stavo abitando. Ma le fila dell'arazzo della vita si intrecciano in modi a noi misteriosi. E le fila delle nostre vite stasera intrecciano un disegno meraviglioso.
Zurigo è perfetta di luglio. Il freddo nel cuore si sgela, le facce tornano ad essere umane, il clima è propizio per stare all’aperto, le strade si riempiono di gente e di musica. Anche lo stadio è colmo di persone, che stanno aspettando di vedere realizzato il proprio sogno.
Conosco il sogno di Giovanna. E' un'adolescente limpida, timida, ma decisa, e da anni lo coltiva segretamente. Il suo cuore me lo sussurrava, di tanto in tanto. Io ascoltavo, e preparavo. E stasera è il momento. Un momento che tu hai saputo immaginare, volere, preparare, aiutata, in questo, da amici splendidi, gli stessi che avevo anch’io, in quel luglio del 1947.
Quando Bruce si avvicina a Giovanna, lei è già pronta. Ha cullato nel cuore questo momento per anni, da quando, nel luglio del 2009, a Torino, aveva visto una ragazzina cantare con lui. Non l’aveva mai detto a nessuno; ma tu, come ogni mamma, hai le antenne nell’anima, e sai captare i segnali di una figlia. Come sapevo fare io. Come so fare io.
Quando Bruce si avvicina a Giovanna, la fa salire, le dà il microfono, la guarda compiaciuto, il mio sguardo è uguale al tuo. Il sogno si è avverato, la luce nei suoi occhi è speculare alla nostra, il sorriso che Bruce le rivolge è quello che ogni figlia vorrebbe ricevere da un padre, e la incita ad andare avanti, a credere nei suoi sogni, a nutrirsi di essi, e a lavorare per realizzarli.

E, quando Bruce, prima di prenderla in braccio e riportarla sulla terra, le sussurra una frase all’orecchio, la voce che esce da Giovanna è la somma della mia e della tua voce, e della voce di tutte le donne che credono nei loro sogni.
Giovanna urla ‘COME ON, E STREET BAND!!’, e il suo grido si imprime nelle pietre dello stadio, nelle orecchie dei musicisti e del pubblico, nello spirito di Clarence e Danny, nelle nuvole sopra di voi. Come on, abitanti della terra. Lavorate per i vostri sogni…We are alive...
Iscriviti a:
Post (Atom)





