sono seduta su un banco, i piedi bagnati fradici per la neve che mi è entrata nelle scarpe. eppur bisogna andar.
sono seduta su un banco, e dico ' adesso parliamo di elezioni '.
gli occhi che mi guardano hanno 14, 15 anni al massimo.
qualcuno sussurra nooooo...ancora...
non nel senso che ne abbiamo già parlato. nel senso che chissà quanto ne hanno sentito parlare, in questi giorni. ma forse nessuno ne ha parlato a loro, nell'età di mezzo fra incoscienza e consapevolezza.
e io dico:
'La nostra Costituzione è stata scritta tanti anni fa. Ma chi l'ha scritta ci voleva bene. E voleva che assaporassimo ogni parola, ogni aggettivo. Così, leggiamo con calma questo articolo, il 48.
"Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età .
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico."
Sì, anche le donne, che fino a quel momento non potevano votare. E dopo decenni in cui il voto era stato vietato, questo aveva il senso di una liberazione totale dalla schiavitù.
Tutti vi diranno, quando compirete 18 anni: 'adesso hai il diritto di voto'.
Invece leggiamo cosa c'è scritto: il suo esercizio è dovere civico.
Dovere. Significa che ogni cittadino, per avere il diritto di criticare chi si è scelto come rappresentante, perché non compie il dovere di servire la società, deve prima votare, e fare il proprio, di dovere. Solo allora potrà essere libero, e avere il diritto di giudicare, ed eventualmente togliere il voto a colui nel quale aveva riposto fiducia.
Ogni volta che lo leggo, mi commuovo. Perché penso a quanti sono morti affinché questo dovere fosse affermato. E perché mi ostino a credere nell'uomo, e nelle sue scelte.
Ricordatevene, quando tra qualche anno andrete a votare."
gli occhi mi guardano, fissano i miei rossi di commozione. e in qualcuno si accende una luce. debole, ma chiara.
non spegnetela, mai.
lunedì 25 febbraio 2013
giovedì 21 febbraio 2013
l'amore arriva
iniziamo da qui
ma parliamo di piedi piantati per terra e testa immersa nel cielo,
l'unico cielo che ci sia dato di vivere, qui, quello dove esiste la musica.
e parliamo di occhi sgranati, di narici dilatate, di orecchie tese, di cuori spalancati sul mistero di suoni che si fanno emozioni.
parliamo di una stanza piena di gente stretta attorno all'incanto della musica, che produce il miracolo di un ritmo corale.
parliamo di una stanza che si apre su una strada di Dublino, o su una scogliera sull'oceano, o su una serie ininterrotta di colline verdi. o su qualunque emozione le nostre vite ci abbiano portati a vivere, tutti insieme o ognuno nell'intimo del proprio cuore.
poi, parliamo della speranza, di una speranza alta, di una speranza di un alto, di un altrove, in cui il nostro grido sia, sarà, è stato ascoltato.
e di una voce che grida alto questo desiderio di amore, di amare.
infine, parliamo di un amore che arriva, che ci trova, che ci cura e ci redime. forse non ci guarisce, ma ci lenisce le ferite della vita, anche quando brucia.
e il corpo che si muove sulla musica vede l'anima uscire da sé, e arrivare fin dove vuole.
fin dove sa.
ma parliamo di piedi piantati per terra e testa immersa nel cielo,
l'unico cielo che ci sia dato di vivere, qui, quello dove esiste la musica.
e parliamo di occhi sgranati, di narici dilatate, di orecchie tese, di cuori spalancati sul mistero di suoni che si fanno emozioni.
parliamo di una stanza piena di gente stretta attorno all'incanto della musica, che produce il miracolo di un ritmo corale.
parliamo di una stanza che si apre su una strada di Dublino, o su una scogliera sull'oceano, o su una serie ininterrotta di colline verdi. o su qualunque emozione le nostre vite ci abbiano portati a vivere, tutti insieme o ognuno nell'intimo del proprio cuore.
poi, parliamo della speranza, di una speranza alta, di una speranza di un alto, di un altrove, in cui il nostro grido sia, sarà, è stato ascoltato.
e di una voce che grida alto questo desiderio di amore, di amare.
infine, parliamo di un amore che arriva, che ci trova, che ci cura e ci redime. forse non ci guarisce, ma ci lenisce le ferite della vita, anche quando brucia.
e il corpo che si muove sulla musica vede l'anima uscire da sé, e arrivare fin dove vuole.
fin dove sa.
mercoledì 6 febbraio 2013
Michelangelo indeed could've carved out your features
Mi chiamo Robert, e amo l'Arte. Mi chiamano Bob, e mi amano, perché dicono che io faccia, pensi, sia Arte.
Ma io amo l'Arte, e l'Arte ama me. Io sono il suo umile servo, e ho speso una vita a plasmare parole e musica al suo servizio.
Ho cercato tutta la vita di catturare l'essenza dell'arte, io piccolo e umile, e loro mi hanno fatto diventare superbo e grande.
Arte, perdona loro.
Per questo ora sono qui, davanti a Te. Mi sono coperto il capo, me lo sono cosparso della cenere che diventerò, quando anche io soffierò nel vento come la risposta che cerco da una vita.
E ora sono davanti a Te, e Tu, pietosa, mi guardi.
Non oso nemmeno scoprirmi il viso. Sparire, davanti a Te, è stato sempre il mio fine. Sparire, per fare emergere la Tua potenza. Sparire, per cercare il Tuo volto nel mio.
Così, di fronte a Te, ora, sono più che mai il jolly al Tuo servizio. E, in questa stranza fredda, avverto il calore della Tua pietosa presenza.
E ne ascolto la Musica.
Ma io amo l'Arte, e l'Arte ama me. Io sono il suo umile servo, e ho speso una vita a plasmare parole e musica al suo servizio.
Ho cercato tutta la vita di catturare l'essenza dell'arte, io piccolo e umile, e loro mi hanno fatto diventare superbo e grande.
Arte, perdona loro.
Per questo ora sono qui, davanti a Te. Mi sono coperto il capo, me lo sono cosparso della cenere che diventerò, quando anche io soffierò nel vento come la risposta che cerco da una vita.
E ora sono davanti a Te, e Tu, pietosa, mi guardi.
Non oso nemmeno scoprirmi il viso. Sparire, davanti a Te, è stato sempre il mio fine. Sparire, per fare emergere la Tua potenza. Sparire, per cercare il Tuo volto nel mio.
Così, di fronte a Te, ora, sono più che mai il jolly al Tuo servizio. E, in questa stranza fredda, avverto il calore della Tua pietosa presenza.
E ne ascolto la Musica.
lunedì 4 febbraio 2013
la morte non esiste
E poi c'è la Maria.
Novantanni, occhi di cielo, viso di latte, bocca aperta al sorriso.
E' sola, ma sola davvero. Marito, figli, amici, tutti morti.
Però sorride.
La Maria beve con gli occhi chiunque arrivi nel suo raggio, e lo illumina, assorbendone la vita.
La Maria passa lunghe ore nel salone, a fare la conta.
Dunque, c'è questo, quella, quell'altra, questo qui, quello là.
Ogni tanto, alla conta manca quello lì, o questa qua.
Ma lei sorride.
'In questo posto, la morte non esiste', dice. 'Succede che ogni tanto, magari di notte, arrivano e ne portano via qualcuno'.
Così, i giorni scivolano via dalle mani e dagli occhi della Maria, ma non riescono a portarle via il sorriso.
E' convinta, la Maria, che qui dentro sia solo vita, quella che passa attraverso i giorni. Così sorride.
Attorno a lei, questa qui si scioglie la bavetta, ancora, e ancora. Quello là si alza e torna a sedersi, ancora, e ancora. Quella lì scuote la testa, ancora, e ancora. Questo qua urla, ancora, e ancora.
Ma la Maria, ferma sulla sua sedia a rotelle, lascia che gli altri pensino che quella sia morte. Lei, no. Lei, vive. E sorride.
In questo posto, la morte non esiste. Dice.
Novantanni, occhi di cielo, viso di latte, bocca aperta al sorriso.
E' sola, ma sola davvero. Marito, figli, amici, tutti morti.
Però sorride.
La Maria beve con gli occhi chiunque arrivi nel suo raggio, e lo illumina, assorbendone la vita.
La Maria passa lunghe ore nel salone, a fare la conta.
Dunque, c'è questo, quella, quell'altra, questo qui, quello là.
Ogni tanto, alla conta manca quello lì, o questa qua.
Ma lei sorride.
'In questo posto, la morte non esiste', dice. 'Succede che ogni tanto, magari di notte, arrivano e ne portano via qualcuno'.
Così, i giorni scivolano via dalle mani e dagli occhi della Maria, ma non riescono a portarle via il sorriso.
E' convinta, la Maria, che qui dentro sia solo vita, quella che passa attraverso i giorni. Così sorride.
Attorno a lei, questa qui si scioglie la bavetta, ancora, e ancora. Quello là si alza e torna a sedersi, ancora, e ancora. Quella lì scuote la testa, ancora, e ancora. Questo qua urla, ancora, e ancora.
Ma la Maria, ferma sulla sua sedia a rotelle, lascia che gli altri pensino che quella sia morte. Lei, no. Lei, vive. E sorride.
In questo posto, la morte non esiste. Dice.
lunedì 21 gennaio 2013
illogica, ma allegria
vieni qui, giovanna, che ti faccio ascoltare gaber. sì, quello di quella sera a varese, quello che hai cercato sul tubo poi, e scaricato il testo, come si chiamava la canzone?, sì, c'è solo la strada, ti piace tanto, lo so, è come te, anche se hai solo dodiciannemmezzo e sa dio come fai a sapere che quel pezzo è così bello.
vieni qui, ti faccio ascoltare l'illogica allegria, stai qui, siediti qui, sulle mie ginocchia, ecco.
ascoltiamo insieme, ascolta bene il testo, fa niente se non capisci tutto, sono sicura che intuisci, hai le antenne speciali pe rintuire la Bellezza.
siediti qui, ecco.
chiudiamo gli occhi insieme, madre e figlia, testa a testa, ascoltiamo e pensiamo.
eccola, la senti? sì, lo so che non la ascolti solo, ma la senti, la percepisci, l'allegria di cui parla.
sta tutta nel breve respiro che ci accomuna,
nel calore delle nostre mani vicine,
nel tepore che produciamo, in questo pomeriggio di gennaio,
nella lacrima di emozione che dal mio occhio sinistro scende a inumidire la tua guancia destra.
ed ecco, improvvisamente, ci prendiamo il diritto di vivere il presente,
il presente dei nostri corpi stretti abbracciati tesi a comprenderlo.
fuori, il mondo va in rovina, ma tu non credergli.
tu credi all'amore di tua madre, alla fiducia che ci lega, e alla Bellezza della musica.
ed eccola, che sboccia.
è illogica, ma è allegria.
e noi due, qui dentro.
lunedì 31 dicembre 2012
consuntivi e preventivi
dicono che si faccia così, alla fine dell'anno.
ma non amo i consuntivi. alla fine c'è sempre qualcosa da pagare, nei conti.
e quest'anno ho pagato molto, credo. e non solo economicamente.
preferisco i preventivi, i progetti, le previsioni, i prefissi.
nel preventivo di quest'anno ci sono:
più tempo per i figli e per chi amo;
più libri;
più litigate con mia sorella, per il gusto di salire di un piano e ritrovarla lì;
più dita sulla tastiera, qualunque cosa sia;
più, ancora più pensieri per chi non c'è più;
pensieri più delicati per chi c'è ancora;
più musica, ancora più musica, una gioia che cresce con gli anni;
più sorrisi, comunque, ma non a chiunque;
più grazie, e meno perfavore.
il nuovo anno mi trova con la schiena dritta, lo sguardo fermo, fisso davanti a me. pronto a fare del preventivo un anno.
buonanno.
ma non amo i consuntivi. alla fine c'è sempre qualcosa da pagare, nei conti.
e quest'anno ho pagato molto, credo. e non solo economicamente.
preferisco i preventivi, i progetti, le previsioni, i prefissi.
nel preventivo di quest'anno ci sono:
più tempo per i figli e per chi amo;
più libri;
più litigate con mia sorella, per il gusto di salire di un piano e ritrovarla lì;
più dita sulla tastiera, qualunque cosa sia;
più, ancora più pensieri per chi non c'è più;
pensieri più delicati per chi c'è ancora;
più musica, ancora più musica, una gioia che cresce con gli anni;
più sorrisi, comunque, ma non a chiunque;
più grazie, e meno perfavore.
il nuovo anno mi trova con la schiena dritta, lo sguardo fermo, fisso davanti a me. pronto a fare del preventivo un anno.
buonanno.
domenica 25 novembre 2012
la vastità
Alessandro Bergonzoni non ci sta dentro, proprio no.
Ha lo sguardo che tracima, la falcata che deborda, la gestualità che esonda, la parola che sconvolge, la voce che travolge, e avvolge nelle spire di una mente inesausta.
Visionario? magari, fosse solo visionario.
Visionario, lo definiscono quanti temono la sua chirurgia etica ed estetica. Così, sperano di catalogarlo e rubricarlo sotto la voce 'sogno'.
Invece, Alessandro Bergonzoni non ha un sogno. Ha un bisogno, un sogno doppio, uno per sé e uno per gli altri: un'umanità libera di pensarsi pezzo di Dio.
Invece, Alessandro Bergonzoni è concreto. Tangibile. Dirompente. Non ci sta dentro, perché non ci sta, a de_finire le idee. Non sopporta di vederle finire, le idee. Lui le ama, le idee, con passione devastante, e dà loro forma, falcata, sguardo, voce, parola.
Ci gioca, anche, con le idee, e con le parole che vestono le idee. Le prende, le lascia, le spezza, le unisce. Prende la punteggiatura, e la sposta, la smonta, la rimonta. Prende le immagini nate dalle parole e dalla punteggiatura, e le combina, le scombina, accorda e disunisce.
Prende la piuma d'oca della sua intelligenza, leggera e resistente, e solletica il nostro cervello, reso molle dai cattivi maestri. Il nostro cervello sussulta, si sveglia, si (ri)accende, ride. Ridendo, capisce, scava, scava, scava, e si stupisce.
Perché, scavando, non raggiunge mai il fondo. E invece tocca qualcosa di importante, impalpabile, energico, vitale, infinito, eterno: la sua vastità.
Alessandro Bergonzoni prende il nostro cervello, lo fa ridere per ore, e per ore anche dopo, quando lui ha smesso di tracimare, perché, ormai, il cervello ci ha preso gusto, a pensare, e lo fa anche da solo.
E, sconfinando nella sua vastità, ne scopre l'immensa forza.
Ha lo sguardo che tracima, la falcata che deborda, la gestualità che esonda, la parola che sconvolge, la voce che travolge, e avvolge nelle spire di una mente inesausta.
Visionario? magari, fosse solo visionario.
Visionario, lo definiscono quanti temono la sua chirurgia etica ed estetica. Così, sperano di catalogarlo e rubricarlo sotto la voce 'sogno'.
Invece, Alessandro Bergonzoni non ha un sogno. Ha un bisogno, un sogno doppio, uno per sé e uno per gli altri: un'umanità libera di pensarsi pezzo di Dio.
Invece, Alessandro Bergonzoni è concreto. Tangibile. Dirompente. Non ci sta dentro, perché non ci sta, a de_finire le idee. Non sopporta di vederle finire, le idee. Lui le ama, le idee, con passione devastante, e dà loro forma, falcata, sguardo, voce, parola.
Ci gioca, anche, con le idee, e con le parole che vestono le idee. Le prende, le lascia, le spezza, le unisce. Prende la punteggiatura, e la sposta, la smonta, la rimonta. Prende le immagini nate dalle parole e dalla punteggiatura, e le combina, le scombina, accorda e disunisce.
Prende la piuma d'oca della sua intelligenza, leggera e resistente, e solletica il nostro cervello, reso molle dai cattivi maestri. Il nostro cervello sussulta, si sveglia, si (ri)accende, ride. Ridendo, capisce, scava, scava, scava, e si stupisce.
Perché, scavando, non raggiunge mai il fondo. E invece tocca qualcosa di importante, impalpabile, energico, vitale, infinito, eterno: la sua vastità.
Alessandro Bergonzoni prende il nostro cervello, lo fa ridere per ore, e per ore anche dopo, quando lui ha smesso di tracimare, perché, ormai, il cervello ci ha preso gusto, a pensare, e lo fa anche da solo.
E, sconfinando nella sua vastità, ne scopre l'immensa forza.
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